il NEOCOMPORTAMENTISMO




IL NEOCOMPORTAMENTISMO


 Anche il neocomportamentismo si è occupato dell'apprendimento, soprattutto grazie agli esperimenti di Edward Chace Tolman (1886-1959).


L'apprendimento latente
Il primo esperimento di Tolman coinvolse tre gruppi di topi che dovevano uscire da un labirinto. Il primo gruppo non trovava mai del cibo una volta uscito e non migliorò le sue prestazioni; il secondo gruppo trovava sempre del cibo e imparò rapidamente a uscire; il terzo trovò il cibo solo a partire dall'undicesimo giorno e mostrò di imparare rapidamente solo una volta ricevuta la ricompensa.
Tolman formulò dunque il concetto di apprendimento latente. Tutti i topi imparavano a uscire dal labirinto, ma solo quelli che avevano come obiettivo il cibo mettevano in atto il loro apprendimento. Alla base dell'apprendimento vi è pertanto la motivazione, cioè la spinta a mettere in atto un comportamento appreso.
L'apprendimento intenzionale
Nel secondo esperimento di Tolman un gruppo di topi era addestrato a percorrere un labirinto con tre differenti percorsi per raggiungere il cibo. Il percorso più breve veniva usato dalla maggior parte dei topi ma, quando questo veniva bloccato, essi erano in grado di utilizzare gli altri.
La consapevolezza di trovare il cibo era pertanto una spinta utile a cambiare percorso e trovare una soluzione. Secondo Tolman l'apprendimento è quindi intenzionale, perché legato alla volontà di raggiungere un obiettivo.
I topi, inoltre, erano in grado di cambiare il proprio percorso perché utilizzavano una mappa cognitiva, cioè una rappresentazione mentale del labirinto in cui si muovevano e delle possibili soluzioni per arrivare al cibo.

5. IL COGNITIVISMO E LE NUOVE TEORIE SULL'APPRENDIMENTO
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento si affermarono le teorie del cognitivismo, che influenzarono anche le teorie
dell'apprendimento.
Bruner e il contesto socioculturale
Secondo Jerome Seymour Bruner (1915-2016), uno dei più importanti esponenti del cognitivismo, il contesto sociale e culturale, cioè l'ambiente in cui una persona vive, influenza l'apprendimento. Il soggetto, infatti, per comprendere la realtà utilizza dei modelli, cioè delle strutture mentali, forniti dalla sua cultura di appartenenza: tutte le informazioni nuove vengono apprese e inserite nella struttura mentale quando si rivelano utili
ed efficaci.
Per spiegare il processo di apprendimento Bruner ha introdotto anche il concetto di scaffolding. La parola deriva dall'inglese scaffold e significa "ponteggio, impalcatura': lo scaffolding è un ponte, un aiuto tra una persona e l'altra che facilita l'apprendimento, come avviene tra docente e alunno.
In ambito scolastico, Bruner sostenne un orientamento chiamato strutturalismo didattico. L'obiettivo dell'insegnante deve essere quello di fornire allo studente gli strumenti di base che facilitino i suoi processi di apprendimento. Questo obiettivo può essere raggiunto:
• sviluppando le competenze, con le quali lo studente puo
comprendere la realtà;
• favorendo l'apprendimento per scoperta, cioè lo studio
tramite esperienze concrete.


Bandura e l'apprendimento sociale
Lo psicologo canadese Albert Bandura (nato nel 1925) dimostrò con un famoso esperimento che alla base dell'apprendimento vi è l'imitazione. Egli formulò così il concetto di apprendimento sociale: l'osservazione e l'imitazione dei comportamenti degli altri stimolano l'apprendimento, senza che vi sia necessariamente un rinforzo.
Il suo esperimento coinvolgeva tre gruppi di bambini: il primo gruppo guardava un video in cui degli adulti si comportavano in modo aggressivo con un pupazzo di nome
Bobo; il secondo gruppo guardava lo stesso video, ma poi alcuni adulti spiegavano che quello che avevano visto era sbagliato; il terzo non vedeva alcun video. Quando i bambini, uno alla volta, incontrarono Bobo, si comportarono esattamente come gli adulti che avevano visto: i primi furono aggressivi, i secondi gentili, i terzi esplorarono la situazione e furono aggressivi solo in pochi casi. Ciò dimostrava che il comportamento può essere appreso per imitazione. In più, i bambini generalizzavano, estendevano cioè il loro comportamento anche agli altri giocattoli.

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